venerdì 14 marzo 2014

Romanzi per i manager: e-book

Il libro cartaceo edito da Marsilio nel 2000 è da tempo fuori catalogo. Nel 2014 il testo è di nuovo disponibile sotto forma di e-book, presso l'editore Kkien. L'indice analitico, utile strumento per la lettura presente nel libro cartaceo, non è qui necessario.

sabato 12 febbraio 2011

Detto a voce, in poche parole

Il confine tra oralità e scrittura è sempre più labile. Strumenti di semplice uso, accessibili con un qualsiasi computer, ci permettono di trasformare la parola scritta in parola pronunciata, e viceversa ci permettono di trasformare la nostra voce in testo scritto.
Qui trovate una presentazione orale del Principe di Condé. Come si noterà, un lavoro che ho fatto da solo, guardando nello schermo del mio computer.

domenica 21 febbraio 2010

Ottanta possibili capitoli, tre libri

Sono passati diciotto anni esatti tra l'uscita della prima puntata della rubrica e l'uscita della terza raccolta, Il Principe di Condé.
Mi interrogo ora sui criteri che hanno portato alla costruzione dei tre libri. Quando, nel 2000, ho scelto i capitoli di Romanzi per i manager ne avevo a disposizione cinquanta. Ho tenuto nel libro l'ultimo scritto -Émile Zola, Ascesa e trionfo del Grande Magazzino (da Il Paradiso delle Signore)-, ho escluso il primo, Balzac, che allora non mi pareva ben riuscito, ho costruito la selezione avendo in mente l'idea di un contro-manuale di management. Da questa idea discende la scansione in sezioni: una prima dedicata al lvoro, poi modelli organizzativi, marketing, cambiamento.
In questo libro, guidato, dai temi, ho parlato dei romanzi chee mi sembravano esemplari: i Buddenbrook, un titolo per tutti, ho mischiato classici con romanzi più recenti, Tolstoj con Saint-Exupery, London con Busi.
Lo schema complessivo, poi mantenuto nei successivi due libri, prevedeva ventidue romanzi.
Al momento di organizzare la seconda raccolta, Leggere per lavorare bene, nel 2006, avevo da poco sospeso l'appuntamento bimestrale. Sottratti agli ottanta romanzi trattati i ventidue di Romanzi per i manager, restava la scelta tra cinquantaquattro titoli.
Ho tenuto conto di alcune delle ultime rubriche scritte, D'Arzo, Gombrowicz, Testori, ma sopratutto ho guardato a ritroso, recuperando alcune delle prime puntate, Balzac e Borges. Nel costruire l'insieme ho seguito un criterio 'filosofico' e personale, non più una rilettura dei tradizionali temi del management, ma una più precisa fedeltà a un mio punto di vista.
Ho anche consapevolmente dato particolare spazio ai classici: Manzoni, Dostoevskij, Stendhal,Goethe appunto, Kafka L'uso di molti testi dell'Ottocento, ricordo anche Gaskell, Poe, Gogoľ, mi ha spinto a ragionamenti metaforici più che a una precisa lettura del presente. Mi sono anche preso la briga di inserire autori poco noti, ma a me cari, per diversi motivi: Felisberto Hernández, Virgilio Piñera, Gombrowicz, D'Arzo.
Ultima raccolta, Il Principe di Condé, costruita nell'autunno 2009, mi è apparsa in mente già quasi pronta. Sulla spinta dell'attualità, la scelta tra i trentasei possibili capitoli mi è subito apparsa chiara.
Un inizio legato al metodo, a un certo modo che mi è consono di avvicinarmi alla lettura delle organizzazioni - una ideale prosecuzione della voce di Simenon in Romanzi per i manager e di Poe in Leggere per lavorare bene. Qui gli occhiali di una ragazzina dei bassi di Napoli, e accanto l'acume di Perry Mason.
Ma poi lettura del presente: anche capitoli scritti vari anni prima mi parlavano, e spero parlino ai lettori, di cose attualissime: caos e incertezza, ecologia, collasso ambientale, pressione della finanza sulla produzione, corruzione, crisi del mercato del lavoro, lavoro nero, immigrazione.
E così come apre una riflessione sul metodo, chiude il saggio sguardo di Fontane e Flaubert rivolto a rileggere il tempo mal speso e le personali insufficienze.

Come è nata l'idea del 'Principe di Condé'

Da quando lavoro, mi sono trovato a riflettere sulla gran capacità dei narratori di parlare del lavoro. Come ricordo nell'Introduzione a Leggere per lavorare bene, Freud diceva che il lavoro e l'amore governano la vita. I narratori, i romanzieri e i poeti lo sanno bene. E di questo parla la loro opera. Ma poi, anche fuorviati da ideologie che ci spingono a considerare il lavoro furto, alienazione e pena, finiamo per leggere nei romanzi solo amore. E lasciamo che a scrivere di lavoro siano economisti e sociologi ed esperti di management.
Qui noto anche un risvolto paradossale: economisti e sociologi ed esperti di management tornano oggi a dar valore alla narrazione. Solo tramite la narrazione, solo se si sa raccontare si produce conoscenza utile e fruibile. Il problema è però che economisti e sociologi ed esperti di management pretendono, senza esserlo, di essere capaci di narrare, mentre negano ai lavoratori, ai practitioner qualsiasi capacità narrativa. In realtà, qualsiasi lavoratore, qualsiasi persona che pratica una professione, sa narrare molto meglio di economisti e sociologi ed esperti di management. Questi ultimi guardano dall'esterno, osservano con prospopoea, con atteggiamento giudicante. Mentre chi vive i lavoro parla di quello che sa, racconta con passione. Questo è il grande equivoco dello storytelling.
Dico quindi: torniamo a leggere i romanzi. Così agli inzi degli anni '90 proposi a Raoul C. D. Nacamulli, direttore di Sviluppo & Organizzazione, l'idea da cui sarebbe nata la mia rubrica.
Inizialmente, devo dire, la mia idea si traduceva nel proposito di proporre, puntata dopo puntata, un romanziere, ed il suo personale modo di parlare di impresa, lavoro, organizzazione, produzione.
Scrissi qualche testo di prova. Il testo che resta nel mio ricordo esemplare, riguarda un romanziere esemplare -nessuno come lui parla con feervido entusiasmo del 'fare impresa'-. Honoré de Balzac. Ho pubblicato quel testo su Bloom.
Raoul, però, dopo -credo- essersi consultato con qualche membro del Comitato Scientifico della rivista, mi propose un lavoro diverso, più vicino al testo. Di volta in volta un romanzo commentato. Sono arrivato così alla struttura cui sono rimasto poi fedele: una introduzione nella quale si presenta l'autore, una descrizione del contesto nel quale si inquadra l'opera, brani dell'opera selezionati e commentati, ed infine un preciso riferimento alle fonti bibliografiche.
Potete rendervi conto della struttura leggendo in questo blog una puntata della rubrica, non compresa in nessuna delle tre raccolte.
Mi sono dato inoltrre un vincolo, al quale sono rimasto fedele talvolta con dispiacere: solo un romanzo per autore. Vincolo stimolante, perché mi ha spinto ad ad allargare lo sguardo, non soffermandomi troppo i su autori per me specialmente importanti e capaci di parlare di impresa, lavoro, organizzazione. Vincolo limitante, perché mi ha costretto ad escludere romanzi che sembravano scritti apposta per il Principe di Condé. Penso per esempio a Una vita e Senilità di Svevo, penso all'opera intera di Zola.